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Trauma infantile: conseguenze nell’età adulta e come affrontarlo

Trauma infantile

Ci sono esperienze dell’infanzia che sembrano appartenere al passato, eppure possono continuare a farsi sentire molti anni dopo. A volte non attraverso un ricordo preciso, ma attraverso il modo in cui ci sentiamo, reagiamo alle difficoltà o viviamo le relazioni.

Può accadere, per esempio, di avere paura di essere rifiutati, di sentirsi facilmente inadeguati, di avere difficoltà a fidarsi degli altri o di essere particolarmente sensibili alle critiche. In altri casi, si può avvertire un bisogno costante di controllo, una difficoltà a esprimere i propri bisogni oppure la tendenza a mettere sempre gli altri al primo posto.

Questo non significa necessariamente che dietro queste difficoltà ci sia un trauma infantile. Le esperienze psicologiche si sviluppano dall’intreccio di molti fattori, tra cui la personalità, l’ambiente, le relazioni, le esperienze successive e le risorse individuali.

Tuttavia, quando durante l’infanzia si verificano esperienze particolarmente dolorose, spaventose o ripetute e il bambino non dispone ancora degli strumenti necessari per comprenderle ed elaborarle, queste possono lasciare delle tracce nel modo di percepire se stessi, gli altri e il mondo.

Comprendere queste tracce non significa cercare un colpevole nel passato o attribuire ogni difficoltà adulta a ciò che è accaduto da bambini. Significa, piuttosto, provare a dare un senso a ciò che oggi accade dentro di noi.

E soprattutto, significa ricordare che il passato può influenzare il presente, ma non determina necessariamente il futuro. Le esperienze infantili possono essere comprese, elaborate e, in molti casi, trasformate.

Che cosa si intende per trauma infantile

Quando si parla di trauma infantile non ci si riferisce soltanto a eventi estremamente gravi o eccezionali. Il trauma può derivare da un’esperienza che il bambino vive come profondamente minacciosa, dolorosa o destabilizzante e che, per la sua età e le sue risorse, non riesce a elaborare pienamente.

Possono rientrare, per esempio, esperienze come maltrattamenti fisici o psicologici, abusi, trascuratezza, perdita di una persona significativa, separazioni particolarmente dolorose, violenza assistita o situazioni familiari caratterizzate da forte instabilità e paura.

Esistono però anche forme di sofferenza meno evidenti, che possono svilupparsi all’interno di relazioni apparentemente normali. Un bambino che cresce sentendosi costantemente criticato, non visto, svalutato o emotivamente solo può imparare, nel tempo, a considerare quei vissuti come parte normale della propria esperienza.

È importante, tuttavia, non confondere automaticamente un’esperienza difficile con un trauma. Non tutte le esperienze negative producono un trauma e non tutte le persone reagiscono allo stesso modo allo stesso evento. A influenzare le conseguenze possono essere la durata e la gravità dell’esperienza, l’età del bambino, la presenza o meno di figure adulte protettive e le possibilità che il bambino ha avuto di sentirsi al sicuro e di dare un significato a ciò che stava vivendo.

Per questo il trauma infantile va considerato non soltanto in relazione a ciò che è accaduto, ma anche a come quell’esperienza è stata vissuta e a ciò che ha significato per quel bambino.

In alcuni casi, infatti, ciò che dall’esterno può sembrare un episodio “non così grave” può aver avuto un impatto importante sul senso di sicurezza, sul valore personale o sulla fiducia nelle relazioni. Al contrario, una persona che ha attraversato esperienze molto difficili può aver sviluppato risorse e trovato relazioni capaci di proteggerla e sostenerla.

Parlare di trauma infantile significa quindi guardare alla storia della persona nella sua complessità, senza etichette e senza dare per scontato che il passato debba necessariamente spiegare tutto ciò che accade nel presente.

Perché il trauma durante l’infanzia può avere conseguenze particolari

L’infanzia è una fase della vita in cui il cervello, il senso di sé e la capacità di comprendere e regolare le emozioni sono ancora in sviluppo. Per questo motivo, un’esperienza dolorosa vissuta durante questi anni può avere un significato diverso rispetto alla stessa esperienza affrontata in età adulta.

Il bambino, infatti, dipende dalle persone che si prendono cura di lui per sentirsi protetto, comprendere ciò che accade e imparare gradualmente a gestire le proprie emozioni. Quando proprio all’interno delle relazioni più importanti vengono vissute paura, imprevedibilità, rifiuto o mancanza di sicurezza, può diventare difficile costruire una solida sensazione di protezione.

Di fronte a un’esperienza che non riesce a comprendere o modificare, il bambino può sviluppare strategie che gli permettono di adattarsi alla situazione. Può, per esempio, imparare a non mostrare le proprie emozioni, a evitare il conflitto, a cercare continuamente l’approvazione degli altri oppure a rimanere particolarmente attento agli stati d’animo delle persone che lo circondano.

Queste strategie, in quel momento, possono essere state utili. Un bambino non può semplicemente allontanarsi da un ambiente familiare difficile o scegliere un altro adulto di riferimento: spesso deve trovare il modo di adattarsi alle condizioni in cui vive.

Il problema può emergere molti anni dopo, quando quelle stesse modalità di adattamento non sono più necessarie ma continuano a essere attivate automaticamente. Ciò che nell’infanzia poteva aiutare a mantenere un minimo di sicurezza può trasformarsi, nell’età adulta, in bisogno eccessivo di controllo, difficoltà a dire di no, paura dell’abbandono, ipervigilanza o difficoltà a riconoscere e comunicare i propri bisogni.

Per questo alcune conseguenze del trauma infantile non riguardano soltanto il ricordo dell’evento, ma possono coinvolgere il modo in cui la persona percepisce se stessa, gli altri e le relazioni.

Comprendere questo meccanismo può essere importante perché permette di guardare alle proprie reazioni con maggiore consapevolezza. Quelli che oggi possono sembrare comportamenti incomprensibili, eccessivi o “sbagliati” possono essere stati, in origine, tentativi di proteggersi e adattarsi a una situazione difficile.

Come può manifestarsi il trauma infantile nell’età adulta

Le conseguenze di un trauma infantile non si manifestano necessariamente nello stesso modo in tutte le persone. In alcuni casi possono essere evidenti e riconoscibili, mentre in altri possono presentarsi come difficoltà apparentemente scollegate dalla propria storia.

Una persona può, per esempio, sperimentare una forte paura del rifiuto o dell’abbandono, sentirsi facilmente inadeguata o avere bisogno di essere rassicurata dagli altri. Può avere difficoltà a fidarsi, tendere a controllare le situazioni o sentirsi particolarmente vulnerabile di fronte alle critiche.

In altri casi possono emergere soprattutto difficoltà nella gestione delle emozioni. Rabbia molto intensa, senso di colpa, vergogna, ansia, difficoltà a calmarsi dopo una situazione stressante o la sensazione di essere costantemente in allerta possono rappresentare alcune possibili manifestazioni.

Il trauma può inoltre influenzare il modo in cui una persona vive le relazioni. Alcune persone possono diventare molto dipendenti emotivamente dal partner e temere continuamente di perderlo; altre, al contrario, possono fare molta fatica a lasciarsi coinvolgere, mantenendo una distanza emotiva anche quando desidererebbero maggiore vicinanza.

Anche l’autostima può essere coinvolta. Chi durante l’infanzia ha ricevuto ripetutamente messaggi di svalutazione, rifiuto o colpevolizzazione può arrivare a interiorizzare l’idea di non essere abbastanza, di dover meritare l’affetto degli altri o di essere responsabile di ciò che accade intorno a sé.

A volte, infine, la sofferenza può esprimersi anche attraverso il corpo: tensione persistente, disturbi del sonno, difficoltà a rilassarsi o una marcata attivazione nelle situazioni percepite come minacciose.

È importante sottolineare che nessuno di questi segnali, preso singolarmente, dimostra la presenza di un trauma infantile. Le stesse difficoltà possono avere origini diverse e devono essere comprese all’interno della storia personale di ciascuno.

Il punto non è quindi riconoscersi in un elenco di sintomi, ma chiedersi se alcune reazioni che oggi sembrano difficili da comprendere possano avere una storia e una funzione all’interno del proprio percorso di vita.

Perché alcune conseguenze emergono soprattutto da adulti

Una delle domande più frequenti quando si parla di trauma infantile è: “Se è successo tanti anni fa, perché sto male proprio adesso?”

Non sempre le conseguenze di un’esperienza dolorosa si manifestano immediatamente. Durante l’infanzia, infatti, il bambino può riuscire ad adattarsi alla situazione in cui vive, sviluppando strategie che gli permettono di andare avanti nonostante ciò che sta accadendo.

Con il passare degli anni, però, il contesto cambia. Diventando adulti aumentano le responsabilità, le relazioni diventano più profonde e ci si trova ad affrontare situazioni che possono riattivare, anche senza che ce ne rendiamo conto, emozioni e modalità di risposta apprese molto tempo prima.

Un rapporto di coppia particolarmente importante, la nascita di un figlio, una separazione, un cambiamento lavorativo o un periodo di forte stress possono, per esempio, mettere in discussione quel senso di sicurezza che la persona aveva costruito nel tempo.

In questi momenti possono riemergere paure che sembrano sproporzionate rispetto a ciò che sta accadendo nel presente. Una discussione con il partner può essere vissuta come il rischio di essere abbandonati; una critica può suscitare un’intensa vergogna; una distanza emotiva dell’altro può generare un bisogno urgente di rassicurazione.

Non significa necessariamente che la persona stia “rivivendo” consapevolmente il passato. Spesso è il sistema emotivo a riconoscere una situazione come simile, per alcuni aspetti, a qualcosa di già vissuto e ad attivare automaticamente modalità di protezione.

Questo spiega anche perché alcune persone possano dire: “Sono sempre stata così, ma solo adesso mi rendo conto di quanto mi faccia stare male.”

Il fatto che una difficoltà emerga in età adulta non significa quindi che sia comparsa dal nulla. Può essere il risultato dell’incontro tra una vulnerabilità costruita nel tempo e una situazione presente che l’ha resa più evidente.

Allo stesso tempo, è importante non interpretare ogni momento di crisi come la prova di un trauma infantile. La sofferenza psicologica ha spesso origini molteplici. Comprendere ciò che accade richiede di guardare alla persona nella sua storia complessiva, alle esperienze passate e alle circostanze del presente.

Trauma infantile e attaccamento

Le prime relazioni hanno un ruolo importante nel modo in cui impariamo a vivere la vicinanza, la fiducia e la separazione. Attraverso il rapporto con le figure che si prendono cura di noi, sviluppiamo gradualmente aspettative su ciò che possiamo aspettarci dagli altri e su quanto possiamo sentirci al sicuro nelle relazioni.

Quando un bambino cresce in un ambiente sufficientemente prevedibile e accogliente, può imparare che, nei momenti di difficoltà, è possibile cercare conforto e ricevere una risposta. Questo contribuisce alla costruzione di una base di sicurezza dalla quale, nel tempo, poter esplorare il mondo e sviluppare una maggiore autonomia.

Quando invece le figure di riferimento sono frequentemente imprevedibili, assenti, rifiutanti o fonte di paura, il bambino può incontrare maggiori difficoltà nel costruire un senso stabile di sicurezza. Può imparare, per esempio, che mostrare i propri bisogni non porta necessariamente a essere accolti oppure che la vicinanza agli altri può essere accompagnata dal rischio di essere feriti o rifiutati.

Queste esperienze possono influenzare le modalità di attaccamento e, in alcuni casi, riflettersi anche nelle relazioni adulte. Una persona può avere un forte bisogno di vicinanza ma, contemporaneamente, temere di essere abbandonata. Un’altra può desiderare una relazione ma sentirsi a disagio quando l’intimità aumenta, cercando di mantenere una certa distanza.

In presenza di esperienze relazionali particolarmente difficili, possono inoltre svilupparsi modalità apparentemente contraddittorie: desiderare profondamente l’altro e, allo stesso tempo, avere paura di fidarsi; cercare rassicurazione e poi allontanarsi; avere bisogno di sentirsi amati ma fare fatica a lasciarsi davvero vedere.

È importante, però, evitare di considerare gli stili di attaccamento come etichette fisse. Il modo in cui una persona vive le relazioni può cambiare nel corso della vita e può essere influenzato dalle esperienze successive, dalle relazioni significative e dalla possibilità di costruire nuovi legami sicuri.

Comprendere il legame tra trauma infantile e attaccamento può quindi aiutare a dare un significato ad alcune difficoltà relazionali senza trasformarle in una condanna. Il modo in cui abbiamo imparato a stare nelle relazioni non è necessariamente il modo in cui saremo costretti a stare nelle relazioni per sempre.

Trauma infantile e autostima

Il modo in cui una persona impara a percepire se stessa si costruisce anche attraverso le esperienze relazionali dell’infanzia. I messaggi ricevuti dalle figure significative, il modo in cui vengono accolti i bisogni e le emozioni e le esperienze di approvazione o svalutazione possono contribuire alla formazione dell’immagine che il bambino sviluppa di sé.

Quando un bambino viene frequentemente criticato, umiliato, ignorato o fatto sentire responsabile di ciò che accade, può arrivare a interiorizzare alcune convinzioni negative: “non sono abbastanza”, “sbaglio sempre”, “non merito attenzione”, “devo comportarmi in un certo modo per essere amato”.

Queste convinzioni non nascono necessariamente come pensieri consapevoli. Possono diventare modalità profonde e automatiche attraverso cui la persona interpreta se stessa e ciò che le accade.

Nell’età adulta questo può tradursi in una forte paura di sbagliare, nella difficoltà ad accettare i complimenti, nel bisogno di dimostrare continuamente il proprio valore o nella tendenza a confrontarsi con gli altri sentendosi sempre in difetto.

A volte la bassa autostima può manifestarsi anche in modo meno evidente. Una persona può apparire molto competente, indipendente e perfezionista, ma vivere interiormente con la sensazione di non essere mai abbastanza. Il perfezionismo, in questi casi, può diventare un modo per cercare di evitare la critica o il rifiuto.

Anche il rapporto con i propri bisogni può essere influenzato dalle esperienze infantili. Chi ha imparato che esprimere ciò che prova crea problemi o non viene ascoltato può diventare molto attento alle esigenze degli altri, facendo fatica a riconoscere le proprie.

Questo non significa che una bassa autostima abbia necessariamente origine nel trauma infantile. L’autostima è influenzata da numerosi fattori e può essere compromessa anche da esperienze vissute successivamente.

Quando però alcune convinzioni negative su di sé sono profondamente radicate e si accompagnano a una storia di svalutazione, rifiuto o mancanza di sicurezza durante l’infanzia, esplorarne l’origine può essere utile.

La terapia può aiutare proprio a distinguere ciò che una persona ha imparato a pensare di sé da ciò che realmente è, creando gradualmente uno spazio per costruire un’immagine di sé più stabile, realistica e compassionevole.

Trauma infantile e relazioni

Le esperienze vissute durante l’infanzia possono influenzare anche il modo in cui, da adulti, ci avviciniamo agli altri, affrontiamo i conflitti e viviamo l’intimità. Non perché il passato determini automaticamente il nostro modo di amare, ma perché le prime relazioni contribuiscono a costruire aspettative e modalità di risposta che possono essere riproposte, spesso senza consapevolezza, anche nelle relazioni successive.

Una persona che ha imparato presto che l’affetto può essere ritirato, che gli altri possono diventare improvvisamente distanti o che esprimere i propri bisogni può portare a essere rifiutata potrebbe, per esempio, diventare particolarmente sensibile ai segnali di distanza.

Un messaggio a cui non arriva risposta, un cambiamento nel tono di voce del partner o una discussione possono essere vissuti come segnali di un possibile abbandono. La reazione emotiva può quindi essere molto intensa rispetto a ciò che sta accadendo concretamente nel presente.

Altre persone possono reagire in modo opposto. Possono avere imparato a non affidarsi agli altri, a non mostrare le proprie vulnerabilità o a mantenere sempre un certo controllo sulla distanza emotiva. Possono desiderare una relazione profonda, ma sentirsi a disagio quando l’altro si avvicina troppo.

In alcuni casi possono inoltre ripetersi dinamiche relazionali che, pur essendo dolorose, risultano in qualche modo familiari. Questo non significa che una persona scelga consapevolmente partner che la fanno soffrire. Spesso ciò che è familiare può essere percepito come più prevedibile, anche quando non è realmente ciò di cui si ha bisogno.

Anche il modo di affrontare i conflitti può risentirne. C’è chi tende a evitare qualsiasi discussione per paura delle conseguenze, chi cerca immediatamente di ristabilire la vicinanza e chi, al contrario, si chiude o si allontana quando percepisce tensione.

Riconoscere questi schemi non significa attribuire ogni difficoltà sentimentale al passato. Le relazioni adulte dipendono da molti fattori e ogni persona può sviluppare modalità nuove attraverso le esperienze successive.

Comprendere il proprio modo di stare nelle relazioni, però, può essere un primo passo importante. Quando si riesce a riconoscere che alcune reazioni appartengono anche a vecchie strategie di protezione, diventa più possibile scegliere come rispondere nel presente invece di sentirsi completamente guidati da esse.

Il trauma infantile determina il futuro?

Una delle paure più profonde di chi riconosce nella propria storia esperienze infantili dolorose è pensare che ciò che è accaduto abbia già deciso, in qualche modo, il proprio futuro.

Ma il trauma infantile non determina necessariamente chi diventeremo.

Le esperienze dei primi anni di vita possono lasciare tracce importanti e influenzare il modo in cui interpretiamo noi stessi, gli altri e ciò che ci accade. Tuttavia, lo sviluppo psicologico non è un percorso già scritto. Nel corso della vita incontriamo nuove persone, viviamo relazioni differenti, sviluppiamo nuove risorse e possiamo modificare il modo in cui comprendiamo le nostre esperienze.

Anche due persone che hanno attraversato esperienze simili possono sviluppare conseguenze molto diverse. Possono entrare in gioco fattori come la presenza di una figura adulta protettiva, la qualità delle relazioni successive, le caratteristiche individuali e le risorse sviluppate nel tempo.

Questo significa che non è necessario avere avuto un’infanzia perfetta per costruire una vita adulta soddisfacente. Allo stesso modo, aver vissuto un’infanzia difficile non significa essere destinati a ripetere inevitabilmente gli stessi schemi nelle relazioni, nell’autostima o nel modo di affrontare le difficoltà.

A volte il cambiamento inizia proprio quando ciò che prima sembrava incomprensibile acquista un significato. Capire perché alcune situazioni attivano determinate reazioni può permettere di interrompere gradualmente il pilota automatico e sperimentare modalità diverse.

Anche le relazioni possono avere un ruolo importante. Un rapporto affettivo sicuro, una relazione di amicizia significativa o un percorso terapeutico possono offrire esperienze nuove, attraverso le quali imparare che non tutte le relazioni funzionano come quelle vissute nel passato.

Guardare alla propria storia, quindi, non dovrebbe significare cercare una condanna o una spiegazione definitiva per ogni difficoltà. Può significare, piuttosto, comprendere da dove arrivano alcuni schemi per poter scegliere, nel presente, se continuare a seguirli oppure costruire qualcosa di diverso.

Il passato non può essere modificato, ma il modo in cui lo comprendiamo e il rapporto che abbiamo con ciò che abbiamo vissuto possono cambiare. Ed è proprio in questo spazio di cambiamento che può diventare possibile costruire nuove possibilità.

Come si lavora sul trauma infantile in terapia

Affrontare in terapia le conseguenze di un trauma infantile non significa necessariamente ripercorrere ogni dettaglio del passato o raccontare più volte ciò che è accaduto. Il lavoro terapeutico parte innanzitutto dalla persona e dalle difficoltà che sta vivendo nel presente.

Un primo obiettivo può essere quello di comprendere le proprie reazioni: perché alcune situazioni provocano un’ansia così intensa, perché è difficile fidarsi, perché una critica viene vissuta come particolarmente dolorosa o perché alcune relazioni tendono a seguire schemi ricorrenti.

In una fase iniziale può essere importante costruire un senso di sicurezza e stabilità, imparando a riconoscere e regolare le emozioni, a comprendere i segnali del corpo e a sviluppare modalità più efficaci per affrontare ciò che attiva sofferenza.

Successivamente, quando la persona dispone di risorse sufficienti e lo ritiene utile, il percorso può permettere di avvicinarsi alle esperienze passate e al significato che hanno assunto nel corso della propria storia.

A seconda delle caratteristiche della persona e degli obiettivi terapeutici, possono essere utilizzati differenti approcci e strumenti. Tra questi possono rientrare il lavoro sulle emozioni e sui pensieri, le tecniche di regolazione, gli approcci centrati sull’attaccamento e, quando indicato, metodologie specifiche per l’elaborazione delle esperienze traumatiche, come l’EMDR.

Un aspetto importante è che il lavoro sul trauma non consiste semplicemente nel “dimenticare” ciò che è accaduto. L’obiettivo può essere piuttosto quello di fare in modo che l’esperienza appartenga realmente al passato e non continui a determinare automaticamente il modo di vivere il presente.

Questo può significare, per esempio, riuscire a riconoscere una paura di essere abbandonati senza sentirsi obbligati a controllare continuamente il partner, imparare a esprimere un bisogno senza provare immediatamente vergogna oppure riuscire a distinguere una situazione realmente minacciosa da una che richiama, soltanto per alcuni aspetti, qualcosa di già vissuto.

Il percorso non è uguale per tutti e non esiste un tempo prestabilito per elaborare un trauma. È importante procedere rispettando i tempi della persona, evitando di forzare il contatto con ricordi o emozioni per i quali non ci si sente ancora pronti.

In questo senso, la terapia può diventare uno spazio in cui non soltanto comprendere ciò che è accaduto, ma anche sviluppare nuove modalità di stare con se stessi, con le proprie emozioni e nelle relazioni.

Domande frequenti sul trauma infantile

Come faccio a capire se ho vissuto un trauma infantile?

Non esiste un singolo sintomo che permetta di stabilire la presenza di un trauma infantile. Alcune esperienze possono lasciare conseguenze emotive, relazionali o comportamentali che diventano più evidenti nell’età adulta, ma le loro cause possono essere diverse.

Può essere utile osservare se alcune difficoltà ricorrenti — per esempio una forte paura dell’abbandono, difficoltà a fidarsi, senso di inadeguatezza, bisogno di controllo o reazioni emotive molto intense — sembrano avere un legame con esperienze vissute durante l’infanzia. Per comprenderlo con maggiore precisione può essere utile parlarne con uno psicologo o psicoterapeuta.

Un’infanzia difficile significa necessariamente avere un trauma?

No. Un’infanzia caratterizzata da difficoltà non porta necessariamente allo sviluppo di un trauma psicologico. Le conseguenze dipendono da molti fattori, tra cui il tipo e la durata delle esperienze, l’età in cui sono avvenute, le risorse personali e la presenza di figure capaci di offrire protezione e sostegno.

È possibile avere conseguenze di un trauma anche se non ricordo bene cosa è successo?

Sì, ma la presenza di difficoltà attuali non significa automaticamente che esista un trauma “dimenticato”. I ricordi dell’infanzia possono essere incompleti o poco dettagliati per molti motivi.

È importante evitare di cercare di recuperare ricordi a tutti i costi o di considerare immagini, sensazioni o ipotesi come prove certe di eventi che non si ricordano. In terapia si può lavorare anche su ciò che la persona sperimenta oggi, senza dover necessariamente ricostruire ogni dettaglio del passato.

Il trauma infantile può influenzare le relazioni di coppia?

Può farlo. Alcune esperienze infantili possono contribuire a sviluppare una maggiore sensibilità al rifiuto, alla distanza o all’abbandono, oppure una difficoltà a fidarsi e a lasciarsi coinvolgere emotivamente.

Questo non significa, però, che chi ha vissuto un trauma sia destinato ad avere relazioni problematiche. Gli schemi relazionali possono cambiare attraverso nuove esperienze e, quando necessario, attraverso un percorso terapeutico.

Il trauma infantile può essere superato?

Il termine “superare” può avere significati diversi. Il passato non può essere cancellato, ma è possibile elaborare esperienze dolorose in modo che abbiano un impatto diverso sulla vita presente.

Con il tempo, alcune persone riescono a comprendere meglio le proprie reazioni, sviluppare nuove strategie di regolazione emotiva, costruire relazioni più sicure e modificare convinzioni negative su se stesse.

Serve ricordare tutto quello che è successo per lavorare sul trauma?

No. Il lavoro terapeutico non richiede necessariamente di ricordare ogni dettaglio dell’infanzia. In molti casi è possibile lavorare sulle emozioni, sulle reazioni, sulle relazioni e sui significati che la persona riconosce nel presente.

L’obiettivo non è ricostruire il passato a tutti i costi, ma aiutare la persona a stare meglio e a sentirsi maggiormente libera di scegliere come vivere il presente.

Conclusione

Il trauma infantile può lasciare tracce profonde nel modo in cui una persona percepisce se stessa, vive le emozioni e costruisce le proprie relazioni. A volte queste tracce sono evidenti, altre volte si manifestano soltanto molti anni dopo, quando una situazione della vita adulta riattiva paure, bisogni o modalità di protezione sviluppate molto tempo prima.

Comprendere il possibile legame tra passato e presente non significa attribuire ogni difficoltà a ciò che è accaduto durante l’infanzia, né significa considerarsi definiti dalla propria storia. Al contrario, può essere un modo per guardarsi con maggiore consapevolezza e meno giudizio.

Molti comportamenti che oggi possono sembrare eccessivi, incomprensibili o difficili da cambiare hanno avuto, in un determinato momento della vita, una funzione. Riconoscerlo permette di sostituire gradualmente la domanda “Perché sono fatto così?” con una domanda diversa: “Che cosa ho imparato per proteggermi e di cosa ho bisogno oggi?”

Il passato non può essere modificato, ma può essere compreso ed elaborato. E quando alcune vecchie strategie non sono più necessarie, è possibile imparare modalità nuove di stare con se stessi, con le proprie emozioni e nelle relazioni.

Chiedere aiuto psicologico non significa quindi essere definiti dal proprio trauma. Può rappresentare, al contrario, un modo per smettere di sentirsi governati da ciò che è accaduto e iniziare a costruire un rapporto più libero con la propria storia.

Se ciò che hai letto ti ha fatto pensare alla tua esperienza, può essere utile fermarsi ad ascoltare ciò che sta succedendo e, se lo desideri, possiamo parlarne insieme in un primo colloquio. Ricevo a Torino e online