Senti costantemente la paura di essere abbandonata/o, rifiutata/o dal partner?. Ti comprendo, l’ansia relazionale è un sintomo con cui lavoro spesso, pertanto proviamo a fare un pò di chiarezza.
Oggi voglio dedicare spazio al tema delle difficoltà relazionali, concentrandomi sull’ansia relazionale. Un’importante aspetto che condiziona il modo di vivere le relazioni e la serenità individuale e di coppia. Per approfondimento sulle difficoltà relazionali, ti invito a consultare questa pagina.
Che cos’è l’ansia relazionale e come si manifesta?
L’ansia relazione si può manifestare nella coppia con un’intensa paura di essere lasciati, insicurezza nella relazione e si traduce con comportamenti che a lungo andare diventano problematici e difficili da gestire. Spesso la persona che soffre di ansia da relazione attua si ritrova a chiedere costantemente rassicurazioni al partner, in alcuni casi può mettere in atto strategie di controllo del partner, può sentire molto disagio e fatica al momento del distacco e creare un rapporto di co-dipendenza con l’altro causando una riduzione dello spazio individuale proprio e del partner.
La Definizione di Romero-Canyas e Downey (2013), inquadra l’ansia relazionale come “Una disposizione cognitiva e affettiva a aspettarsi con ansia, percepire prontamente e reagire intensamente al rifiuto, anche in contesti dove i segnali sono ambigui o assenti.”In breve, secondo Romero-Canyas e Downey, l’ansia da relazione è un meccanismo di difesa che ha perso la sua funzione protettiva, diventando un sabotatore interno che impedisce di vivere la stabilità che pure si dichiara di desiderare.
Sintomi cognitivi, comportamentali e fisiologici dell’ansia relazionale
I sintomi dell’ansia relazionale si manifestano su più livelli: cognitivo (i pensieri), comportamentale (le azioni) e fisiologico (il corpo). In linea con gli studi di Romero-Canyas e Downey, questi segnali non sono semplici reazioni al partner, ma indicano un sistema di allarme interno che è costantemente “acceso”.
Ecco i principali sintomi suddivisi per area:
1. Sintomi Cognitivi (I pensieri e le percezioni)
In questa sfera domina il bias interpretativo: la mente cerca prove di un rifiuto imminente.
Overthinking e Rimuginio: Analizzare ogni parola, silenzio o cambio di tono nel partner (es. “Perché ha usato un punto fermo invece di un’emoji?”).
Dubbi Incessanti: Mettere continuamente in discussione la solidità del legame o i propri sentimenti (“Lo amo davvero?” o “Mi lascerà presto?”).
Catastrofizzazione: Immaginare scenari di abbandono inaspettato partendo da piccoli imprevisti.
Iper-vigilanza: Essere in uno stato di allerta costante per intercettare qualsiasi segnale di “distacco” emotivo.
2. Sintomi Comportamentali (Le azioni difensive)
Questi comportamenti, definiti spesso “maladattivi”, sono tentativi di calmare l’ansia che però finiscono per logorare il rapporto.
Ricerca di rassicurazione eccessiva: Chiedere continuamente conferme al partner sul suo amore o sulla sua fedeltà.
Controllo e Monitoraggio: Controllare compulsivamente gli accessi sui social o chiedere dettagli sugli spostamenti del partner.
Auto-sabotaggio: Creare conflitti dal nulla per testare la tenuta della relazione o distanziarsi preventivamente per “soffrire meno” se l’altro dovesse andarsene.
People-pleasing (Compiacenza): Annullare i propri bisogni o opinioni per paura che un disaccordo porti alla rottura.
3. Sintomi Fisiologici (Il corpo)
L’ansia relazionale attiva il sistema nervoso simpatico (risposta di attacco o fuga).
Tachicardia e palpitazioni: Sentire il cuore che accelera quando si teme un rifiuto o si attende una risposta.
Tensione muscolare: Rigidità a collo, spalle o mandibola.
Disturbi gastrointestinali: La classica sensazione di “nodo allo stomaco” o nausea legata allo stress relazionale.
Alterazioni del sonno: Insonnia causata dal rimuginio notturno sulla relazione.
Fiato corto: Sensazione di oppressione al petto durante i momenti di incertezza emotiva
Come si comporta una persona con ansia da relazione?
Dagli studi è emerso che chi soffre di questa ansia reagisce al “rifiuto percepito” in due modi estremi:
1. Il Paradosso della Reattività
Aggressività Reattiva: Spesso l’ansia si maschera da rabbia o ostilità verso il partner (“Ti attacco io prima che tu possa ferirmi”).
Self-Silencing (Autosilenziamento): Il soggetto nasconde i propri bisogni o opinioni per paura che un conflitto possa portare alla rottura, finendo per annullarsi nella relazione.
2. La Profezia che si Auto-avvera (Self-Fulfilling Prophecy)
Questa è forse la scoperta più celebre: i ricercatori hanno osservato che i comportamenti messi in atto per “evitare” l’abbandono (come la ricerca incessante di rassicurazioni o il controllo ossessivo) sono esattamente quelli che portano il partner, col tempo, a sentirsi soffocato e a decidere di chiudere la relazione. L’ansia crea la realtà che teme.
3. La Base Neurale e lo Stress Interpersonale
Studi di neuroimaging associati al loro modello hanno mostrato che le persone con alta sensibilità al rifiuto mostrano un’attivazione maggiore nelle aree del cervello deputate alla risposta al dolore fisico quando percepiscono un’esclusione sociale. Per loro, l’idea dell’abbandono inaspettato non è solo un pensiero, ma un’esperienza di dolore viscerale.
Come la terapia può aiutare a gestire l’ansia da relazione
Gestire l’ansia relazionale, secondo il modello di Romero-Canyas e Downey (2013), richiede un lavoro che vada oltre la semplice riduzione dei sintomi. Non si tratta soltanto di “calmarsi”, ma di comprendere il funzionamento di quel sistema di allarme interno che si attiva nelle relazioni quando viene percepita la possibilità di un rifiuto o di un abbandono.
In molti casi l’ansia relazionale rappresenta la parte più visibile di un funzionamento emotivo più profondo, legato ai modi in cui nel tempo abbiamo imparato a interpretare e vivere i legami affettivi. Le esperienze relazionali precoci, in particolare quelle con le figure di riferimento, contribuiscono infatti a costruire delle rappresentazioni interne di sé e dell’altro che guidano il modo in cui percepiamo la vicinanza, la distanza e la sicurezza nelle relazioni.
Quando queste esperienze sono state segnate da momenti di insicurezza, imprevedibilità o da esperienze traumatiche, il sistema emotivo può rimanere più facilmente in uno stato di allerta nelle relazioni adulte, portando la persona a interpretare segnali ambigui come possibili indizi di rifiuto. Per approfondire il tema del trauma, ti invito a consultare questa pagina.
In questo senso, l’ansia relazionale non è semplicemente un problema da eliminare, ma un segnale che rimanda a bisogni profondi di sicurezza, riconoscimento e stabilità affettiva.
Un percorso di psicoterapia può offrire uno spazio sicuro in cui:
- esplorare questi schemi relazionali;
- comprendere il significato delle proprie reazioni emotive
- sviluppare modalità più consapevoli e sicure di stare nella relazione con l’altro.
Attraverso questo lavoro diventa possibile costruire un rapporto più stabile con sé stessi e con gli altri, riducendo l’ iper-attivazione dell’allarme relazionale e favorendo un’esperienza affettiva più libera e sicura.
Se senti che queste difficoltà fanno parte della tua esperienza, parlarne può essere un primo passo per comprenderle meglio. Puoi contattarmi qui per informazioni o per fissare un primo colloquio conoscitivo presso il mio studio a Torino, oppure comodamente online. Il primo colloquio è uno spazio sicuro dove comprendere insieme i tuoi bisogni, obiettivi e necessità.
Ansia nelle relazioni: dubbi e risposte
L’ansia relazionale può generare molti dubbi sul modo in cui viviamo le relazioni. Rispondo brevemente ad alcune domande più comuni e le risposte che possono aiutarti a chiarire questi aspetti.
L’ansia relazionale può comparire anche all’inizio di una relazione?
Sì, può emergere soprattutto nelle fasi iniziali quando il legame non è ancora stabilizzato. L’incertezza può attivare timori di rifiuto o di non essere accettati, portando a monitorare con maggiore attenzione i comportamenti dell’altro.
L’ansia relazionale riguarda solo le relazioni di coppia?
No. Anche se spesso si manifesta nelle relazioni sentimentali, può comparire in amicizie o rapporti familiari. In generale, riguarda il modo in cui una persona vive il timore del rifiuto o della distanza nelle relazioni significative.
Da cosa può avere origine l’ansia relazionale?
Può essere collegata a esperienze emotive e relazionali passate, come rifiuti, instabilità nei legami o modelli relazionali segnati da insicurezza. Queste esperienze contribuiscono a una maggiore sensibilità ai segnali di possibile rifiuto.
Bibliografia esterna consigliata
Romero-Canyas, Downey, et al. (2013)
“Expectancies of Rejection and Reactions in Romantic Relationships”
Abstract e riferimento: https://psycnet.apa.org/record/2013-21264-001
