La paura della guerra, un tema di attualità molto impattante e che sto riscontrando molto durante le mie ore lavorative.
Negli ultimi anni, con un picco degli ultimi giorni conseguente all’attacco di Usa e Israele all’Iran, molte persone riferiscono una paura della guerra persistente legata alla possibilità di un conflitto globale. Non si tratta solo di preoccupazione razionale per ciò che accade nel mondo, ma spesso di un vero e proprio stato di allerta emotiva e corporea, difatti una vera e propria attivazione del sistema di allarme.
La ricerca psicologica recente ha iniziato a studiare questo fenomeno in modo sistematico, sviluppando strumenti specifici per misurare la paura della guerra come costrutto autonomo.
Ma cosa significa, davvero, avere paura della guerra?
I recenti studi psicologici e la Fear of War Scale (FOWARS)
La scala è stata pubblicata da: Kalcza-Janosi, K. et al. (2023)
Titolo: The Fear of War Scale (FOWARS): Development and Validation
Rivista: Social Sciences (MDPI)
Prima del 2022 non esisteva uno strumento specifico per misurare la paura della guerra come costrutto autonomo.
Gli autori hanno osservato che:
La guerra attiva una paura diversa dall’ansia generica. Se ti interessa un’introduzione generale sull’ansia ti invito a consultare questa pagina
È una minaccia collettiva, esistenziale e imprevedibile
Produce effetti emotivi e fisiologici specifici
La dimensione cognitiva e corporea della paura della guerra
Gli studi mostrano che la paura della guerra non coincide semplicemente con l’ansia generalizzata.
È un’esperienza che comprende due dimensioni principali:
Dimensione cognitiva ed emotiva:
Pensieri ricorrenti sul conflitto
Preoccupazione per il futuro
Sensazione di minaccia costante
Dimensione corporea:
Tensione muscolare
Aumento del battito cardiaco
Insonnia
Stato di agitazione quando si pensa alla guerra
Questo secondo aspetto è particolarmente importante: il corpo reagisce alla minaccia anche quando la guerra non è direttamente presente nella nostra quotidianità. Questa è una possibile ma parziale spiegazione del perchè la tua ansia e la tua paura hanno un senso: il nostro sistema di difesa si attiva in modo indistinto ad una minaccia ai fini di proteggerci.
La paura della guerra è risultata:
Positivamente correlata con ansia generalizzata
Correlata con stress e sintomi depressivi
Più elevata in soggetti con:
Maggiore esposizione mediatica
Precedenti vulnerabilità emotive
Vicinanza geografica al conflitto
Gli studi mostrano che la paura della guerra può:
Attivare stati di iperarousal (sistema simpatico)
Riattivare memorie traumatiche pregresse
Aumentare senso di impotenza e perdita di controllo
La scala ha mostrato buona affidabilità interna (alfa di Cronbach elevato) e validità costruttuale solida, ma:
È uno strumento recente
Non è ancora diffuso come GAD-7 o STAI
Non è diagnostico, ma dimensionale
Gli autori sottolineano che la paura della guerra:
Non è solo una reazione razionale a una minaccia reale
Può diventare un fattore di vulnerabilità psicologica
Può influenzare scelte di vita, progettualità, relazioni
Quando la paura della guerra diventa un problema?
La paura della guerra diventa clinicamente rilevante quando:
È persistente e quotidiana
Interferisce con il sonno o la concentrazione
Influenza le decisioni di vita
Genera evitamento costante delle notizie o, al contrario, iper-controllo
In questi casi non si tratta più solo di informarsi, ma di uno stato di allerta cronico.
È possibile regolare questa paura?
Sì. Alcuni passaggi utili includono:
Ridurre l’esposizione compulsiva alle notizie
Lavorare sulla regolazione corporea (respirazione, grounding)
Esplorare le parti interne attivate
Comprendere eventuali ferite o memorie pregresse riattivate
La paura è un segnale del sistema di protezione. Non va negata, ma ascoltata e regolata.
Una riflessione finale
La paura della guerra tocca temi profondi: sicurezza, libertà, giustizia, futuro.
Non è solo un’emozione individuale, ma un’esperienza collettiva che può influenzare il nostro senso di stabilità e progettualità.
Quando diventa eccessiva o paralizzante, può essere utile uno spazio di elaborazione psicologica che permetta di distinguere tra minaccia reale, immaginata e riattivata.
